Leggi il secondo capitolo
Leggi il terzo capitolo
Leggi le Conclusioni

L’altra sera, parlando con una mia cara amica che lurka questo blog, stavo illustrando le considerazioni che mi hanno portato a scrivere il Dubbio 16; lei (affetta dalla sindrome di cui parlerò, ma in via di guarigione) mi ha spronato a mettere per iscritto, in maniera organica e strutturata, la fenomenologia di questa patologia.

Scrivo questo post con qualche incertezza… il rischio è quello di atteggiarmi come i pazzi che ci sono ad Hyde Park a Londra… quelli che si mettono in un angolo e cominciano a pontificare sulla qualunque… se dovessi esagerare, fatemelo notare e io smetterò… dopo tutto, si tratta solo di un esperimento… :)

Molte donne sono (o sono state) affette dalla “sindrome della crocerossina”… non sto a descrivere questo comportamento femminile, perché è di dominio pubblico… e non penso che sia una cosa di cui vergognarsi, per due motivi semplicissimi:

  1. dalla “sindrome della crocerossina” si guarisce (di solito scontrandosi diverse volte con la durezza e l’ingiustizia del mondo);
  2. chi ne è affetta ha fatto del gran bene a diversi maschi imbranati (soprattutto in campo sessuale).

Esiste però un’acutizzazione di questa patologia che porta un’onesta crocerossina a convincersi di essere Candy Candy; quando ciò accade, la trasformazione è evidente, nonostante l’assenza di mutazioni fisiognomiche tipo “codini biondi” o “lentiggini”.

Solitamente, ad essere affetta dalla sindrome è una giovane donna di cultura medio-alta, dotata di forte senso pratico che le ha permesso di farsi strada nella vita, nonché di “bell’aspetto” (concetto in cui vanno raccolte tutte le definizioni intermedie che stanno tra “carina” e “fica-con-il-corpo-da-pornodiva”).

Ora, oggettivamente, una ragazza dotata di tali caratteristiche fisiche ed intellettive sarebbe nell’invidiabile posizione di poter “scegliere” a chi affezionarsi e con chi accoppiarsi, sottoponendo i candidati a rigide selezioni della specie, in cui si vanno a valutare: aspetto fisico, posizione sociale, quoziente intellettivo, livello d’istruzione, livello di manualità nelle piccole riparazioni domestiche, orientamento politico, dotazione sessuale ed esperienza pratica, rapportabilità e gradimento del soggetto in esame con i propri amici e parenti.

Ma chi è affetta dalla “sindrome di CandyCandy” non è interessata a queste cose, lei NON cerca “l’uomo ideale”… nonostante le mortificazioni a cui andrà incontro, lei riuscirà, attraverso la correzione di storture varie ed eventuali, a plasmarselo da sola l’uomo ideale… usando come “materia prima” quello che chiameremo il MalatoScialato.

Leggi il secondo capitolo
Leggi il terzo capitolo
Leggi le Conclusioni
Maggio 10th, 2006 alle 09:33