Anche dopo un naufragio si affrontano di nuovo i rischi della navigazione.
Lucio Anneo Seneca
Perché? Perché lalternativa sarebbe quella di restare fermi a terra, confinati in un porto a guardare altre navi che salpano.
Le cause di un naufragio possono essere tante: lutilizzo di materie prime scadenti nella costruzione della nave, il sopraggiungere di una tempesta o larroganza del nostromo… e larroganza è sempre volgare e sgradita, anche in un ambiente non proprio raffinato come quello della marina.
Le cause di un naufragio possono essere tante: lutilizzo di materie prime scadenti nella costruzione della nave, il sopraggiungere di una tempesta o larroganza del nostromo… e larroganza è sempre volgare e sgradita, anche in un ambiente non proprio raffinato come quello della marina.
Parola di uno che soffre di mal di mare.
Settembre 6th, 2006 alle 14:04
16 Commenti to “Dedicato a R. (con affetto fraterno)”



Probabilmente non è inerente, il titolo e anche il contenuto di questo post mi hanno fatto pensare ad una canzone di Vecchioni.A.R.”quella voglia di annientarsi, di non darsi,e basta, basta poesia;E nave, porca nave vai,fa freddo e manca poco, dài,le luci di Marsiglia non arrivan mai.”S.Ps: A.R. in questo caso stava per Arthour Rimbaud.
6 Settembre 2006 @ 14:20“questa nave fa duemila nodi in mezzo ai ghiacci tropicali, ed ha un motore di un milione di cavalli che al posto degli zoccoli hanno le ali. Questa nave è turbine, torpedine, miccia, scintillante bellezza, fosforo e fantasia, molecole d’acciaio, pistone, rabbia, guerra lampo e poesia…..” La nostra era esattamente così….. eppure è naufragata ugualmente. Perchè?
6 Settembre 2006 @ 14:44@puket: non conoscevo questa canzone di vecchioni… la recupero…@camilla: colpa del nostromo?
6 Settembre 2006 @ 15:27Difficile dirlo. Non lo so.
6 Settembre 2006 @ 15:38Certo Seneca non è un simpaticone, ma credo che R. abbia apprezzato il tuo gesto.
6 Settembre 2006 @ 16:15anche a me è venuta in mente una canzone, non so se la ricordi, è un pò vecchia…diceva più o meno: fin che la barca va, lasciala…. ehehehescherzi a parte, mai stato tanto d’accordo con te
6 Settembre 2006 @ 19:36Basta avere a portata di mano una scialuppa o qualsiasi cosa che ti aiuti a galleggiare…=)
6 Settembre 2006 @ 21:06“Guarda i muscoli del capitano:tutti di plastica e di metano. Guardalo nella notte che viene, quanto sangue nelle vene. Il capitano non tiene mai paura, dritto sul cassero fuma la pipa, in questa alba fresca e scura che rassomiglia un po’ alla vita”.Un applauso a Lopezcamilla per la citazione. Ed un’ovazione per Velenero:chiunque sia il beneficiario avrà sicuramente apprezzato.
6 Settembre 2006 @ 21:47@JohnnyDurelli: ma grazie!
6 Settembre 2006 @ 22:01@camilla e JD: io di De Gregori preferisco “Niente da capire”, ma non mi sembra il caso di tirarla in ballo adesso… soprattutto per una questione di sensibilità nei confronti di R.
6 Settembre 2006 @ 22:02“Se tu fossi di ghiaccio ed io fossi di neve, che freddo amore mio:pensaci bene a far l’amore”.Dai, chiudiamola qui.
6 Settembre 2006 @ 22:50ENNò! Non la chiudiamo qui!Mi avete provocato!”E’ troppo tempo, amore, che noi giochiamo a scacchimi dicono che stai vincendo tue ridono da matti.Ma io non lo sapevoche era una partita,posso dartela vintae tenermi la mia vita.”
6 Settembre 2006 @ 22:53…è l’arroganza della barca che non sa amare il mare, a farlo innervosire e poi trasecolareinfine basta poco per renderlo bufera, ma tanto è quel che ha dato e si riparte in gran carriera..
6 Settembre 2006 @ 23:50Ci sono due coccodrilli ed un orango tango…che c’è? anche qui c’è la barca
7 Settembre 2006 @ 00:40un veliero che soffre il mal di mare?ciao zio velè
7 Settembre 2006 @ 01:20Allora io mi prendo il finale:”Però se un giorno tornerai da queste parti, riporatami i tuoi occhi e il mio fucile, e non c’è niente da capire…”S.
7 Settembre 2006 @ 02:22