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FEF 2007 Report (5)

30 aprile 2007 - Author: velenero

L’ultimo giorno di festival è durato esattamente 24 ore…

Sveglia alle 7.30 (non so neanch’io perché, ma quando mi sveglio non riesco più a riprendere sonno, indipendentemente da quanto abbia dormito), colazione al bar (buoni i cornetti di Udine…! possibile che solo quelli di Bologna sembrano fatti col polistirolo?) e poi prima mission della giornata: riuscire a raggiungere un centro commerciale senza sapere esattamente dove sia…

Il mio karma non ha saputo guidarmi a destinazione, così ho ripiegato sull’ultimo “doppio caffè” con lui (durante il quale siamo stati brutalizzati da una pericolosissima anziana signora)… pur sapendo di andare ad aggravare l’ipertrofia del suo già smisurato ego, devo ammettere pubblicamente che il 30 di persona è anche più divertente del suo blog (e la cosa non è sempre così scontata)… mi mancheranno i nostri caffettini al bar del Giovannone!

Dopo aver preso informazioni su come raggiungere il centro commerciale, mi sono messo in macchina pensando a quanto sarebbe stato teneramente minuscolo questo ipermercato… sì, perché io sono abituato alle “dimesioni emiliane”, invece qui siamo in provincia… quanto mi sbagliavo…

Mi sono ritrovato in uno dei centri commerciali più grandi d’Italia: ero andato a comprare vino, sono finito a fare shopping da H&M proprio come una fashion victim da quattro soldi…

I film della giornata:

- Strawberry Shortcakes (2006, Giappone) di Yazaki Hitoshi. Le storie incrociate di quattro donne… una pellicola che parte benissimo, con delle piccole gag surreali che si alternano agli aspetti più seri della vicenda; ma dopo un po’ il ritmo si ammoscia totalmente e, alla notizia che “il criceto è morto”, il Trava ed io abbiamo abbandonato la sala in preda all’orchite… Peccato, perché il regista aveva fatto un film splendido negli anni 90…

- On The Edge (2006, Hong Kong) di Herman Yau. Un poliziesco senza infamia e senza lode: la storia del ritorno ad una vita “normale” di un poliziotto che per anni ha lavorato sotto copertura nell’ambiente della criminalità hongkonghese… bella la struttura narrativa con i flashback e i flashforward, un paio di sequenza d’azione azzeccatissime, ma nel complesso un film nella media, come se ne girano tanti ad Hong Kong.

- Hula Girls (2006, Giappone) di Lee Sang-il. Una di quelle commedie agrodolci che piacciono tanto a me. Nel 1965, per contrastare la crisi che ha colpito una cittadina la cui economia si basa su una miniera di carbone, qualcuno si fa venire in mente di ripiegare sul turismo ed aprire un “centro hawaiano”, nel quale impiegare le donne come ballerine… Ovviamente le donne sono negate, ma da Tokyo arriva una professionista che tra rigidi allenamenti, incomprensioni e momenti di tenerezza riuscirà a trasformare un gruppo di giovani sprovvedute in perfette ballerine di hula… Gustosissima l’ambientazione ed i riferimenti musicali d’antan

A seguire ho saltato bellamente l’ultima proiezione: l’ennesimo film coreano che durava più di due ore… certe cinematografie vanno punite quando esagerano.

Infine siamo andati al concerto delle Metalchicks: volume a palla di fuoco, danze scatenate, gin tonic di taglia friulana e fotografie scattate a casaccio.

Intorno alle 3 e qualcosa la polizia è venuta a comunicarci che la città di Udine voleva dormire.

Ci arriva la notizia che c’è una pizzeria aperta tutta la notte; corriamo lì in preda alla fame chimica…

Usciamo dalla pizzeria alle 6 e qualcosa, ormai è giorno…

Ultimi cazzeggi, saluti, baci e abbracci.

Arrivo a stendermi a letto che sono le 7.30.

L’ultimo giorno di festival è durato esattamente 24 ore…

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FEF 2007 Report (4)

28 aprile 2007 - Author: velenero

Il giorno più lungo del festival… sono riuscito a vedere 4 film!

- My Heart Is That Eternal Rose (1989, Hong Kong) di Patrick Tam. Un capolavoro (e la recensione potrebbe finire qui). Un melodrammone noir ambientato nell’ambiente della mafia hongkonghese; uno di quei bei filmoni di una volta in cui si spara, ci si ama, i momenti lirici vengono raccontati a rallentatore e la scena è illuminata con luci coloratissime. La trama poitrebbe essere riassunta in un classicissimo isso, essa e ‘o malamente, ma non aggiungo altro… spero solo che il CEC riesca a far uscire questo film in DVD, perché merita tantissimo.

- My Name Is Fame (2006, Hong Kong) di Lawrence Lau. Una pellicola gradevolissima che ha il suo punto di forza nel prendere una trama trita e ritrita (l’attore fallito che cerca riscatto “istruendo” una giovane attrice alle prime armi) arrivare ad un passo dalle situazioni stereotipate e cambiare improvvisamente direzione, disattendendo le aspettative del pubblico. Altro motivo d’interesse e di divertimento è l’ambientazione che mostra ciò che succede dietro le quinte dell’industria cinematografica hongkonghese.

- Arch Angels (2006, Giappone) di Issei Oda. Una delusione tremenda… avevo grandissime aspettative per questo film che doveva toccare vette di umorismo surreale e barocco raggiunte solo dal già citato Kamikaze Girl (un film assolutamente da recuperare) e che invece riusulta essere un film noiosetto, risollevato da un paio di belle trovate. Peccato.

- The Big Movie (2006, Cina) di A Gan. Un film parodistico in cui si fa il verso alle scene più famose di importanti film orientali ed occidentali… l’idea poteva essere divertente, ma la trama, che doveva fare da collante ai diversi siparietti, non appassiona, anzi annoia, anzi è soporifera.

Poiché quest’anno (e lo dico con la morte nel cuore) le Far East Nights sono una via di mezzo tra il triste e lo scandaloso, per il lato mondano oggi pubblico una foto scattata nel corrispettivo friulano di Disneyland: una prosciutteria… (ricordiamo la vicinanza di San Daniele, patrono e protettore del prosciutto crudo… e chi mi conosce sa quanto io gli sia devoto).

San Daniele

2 commenti - Categories: agenda mondana, eventi, scaffali

FEF 2007 Report (3)

27 aprile 2007 - Author: velenero

Ho finalmente visto un film di Patrick Tam, a cui è dedicata la retrospettiva di quest’anno:

- Burning Snow (1988, Hong Kong) di Patrick Tam. Splendido melodrammone che ha per protagonista una giovane donna che subisce le vessazioni fisiche e psicologiche del marito (molto più vecchio di lei); la storia prende una piega interessante quando lei aiuta un fuggiasco ingiustamente accusato di omicidio, i due s’innamoreranno e…

- The Slit-Mouthed Woman (2007, Giappone) di Shiraishi Koji. I bambini di una scuola elementare sono terrorizzati da una presenza soprannaturale che ha le fattezze di una donna dalla bocca orribilmente sfregiata. Dietro questa storia ce n’è un’altra di violenza domestica… E’ un peccato che un così bel soggetto sia stato sviluppato in un film che spessissimo involontariamente ridicolo…

Ieri la parte mondana di queste giornate udinesi mi ha visto assistere alla seconda Pecha Kucha Night italiana… tra designers retorici e architetti con un’enorme ramazza in culo, c’era lui: Senesi Michele, il mio regista indipendente italiano preferito (nonché fastidiosamente amico)… a breve disponibile online il video della sua performance.

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FEF 2007 Report (2)

26 aprile 2007 - Author: velenero
FEFF9

Quest’anno si vedono pochi film e ci si dà troppo alla mondanità (etilismo).

Ho perso l’evento di quest’edizione: Memories of Matsuko, il nuovo film del regista di Kamikaze Girl, Nakashima Tetsuya… :(

In compenso ho visto Curiosity Kills The Cat (2006, Cina) di Zhang Yibai, una vera rivelazione… uno spaccato sociale sul divario tra ricchi e poveri nella Cina contemporanea travestito da film noir; una narrazione ad incastri che mostra la stessa vicenda vista dai vari personaggi…

Nel tardo pomeriggio ho imboccato la via dell’alcol e, prima di entrare a vedere Dasepo Naughty Girls (2006, Corea del Sud) di E J-yong, eravamo in queste condizioni… a questo punto dovrebbe essere chiaro il motivo per cui preferisco evitare di recensire questo film.

2 commenti - Categories: agenda mondana, eventi, scaffali

FEF 2007 Report (1)

25 aprile 2007 - Author: velenero
FEFF9

Arrivato ieri sera a Udine, dopo tre ore passate a scansare TIR in autostrada…

Film della giornata:

- The Matrimony (2007, Cina) di Teng Huatao
Una debole commistione tra ghost story e melodramma: un uomo vive nel ricordo della sua promessa sposa, morta davanti ai suoi occhi in un incidente; a farne le spese è quella che nel frattempo è diventata effetivamente sua moglie.

Echi hitchcockiani (Rebecca), cormaniani (La tomba di Ligeia) e chi più ne ha più ne metta, per un film raffinatissimo sul piano formale, ma che sul piano narrativo non sa bene quale strada voler prendere. L’unico vero motivo d’interesse è che per la prima volta un film con elementi soprannaturali viene distribuito nella Cina continentale (per via del realismo socialista, di cui avevo già parlato qui).

- Uncle’s Paradise (2006, Giappone) di Imaoka Shinji

E’ bello concludere una lunga giornata con un pink eiga… complice la stanchezza, non ho ben capito la trama.

Però il film aveva due grandi pregi: la brevità e il mostrare la gnocca (se esistesse un albo dei cinefili, dopo questa rece ne sarei radiato).

Lato mondano della giornata:

- da mesi si parlava di un incontro con lui… io so che faccia ha, ma lui non conosce me… mi ci piazzo vicino e gli mando uno sms: “Io ti vedo ma tu non vedi me (sembra quasi l’inizio di un film horror)… attento alle spalle!”

Una gag geniale, vero?

Peccato che quell’antipatico bastardo avesse il telefono spento… :(

- Finite le proiezioni la serata continuava in un locale con finta musica disco anni 70 e superalcolici dalle porzioni molto generose (non avevo mai bevuto una pinta di Americano… evviva il Friuli!).

Ad un certo punto mi sono trovato tra lui e lei… neanche loro mi conoscono… è splendido essere l’uomo invisibile, ma tenere i cellulari accesi sarebbe simpatico… :)

4 commenti - Categories: agenda mondana, Amichetti bloggers, eventi, scaffali

Come nasce un nickname?

24 aprile 2007 - Author: velenero

La principale risorsa idrica di Bologna è un fiume, omonimo del ben più importante “collega” tedesco: il Reno; nasce sull’Appennino, in provincia di Pistoia, attraversando poi buona parte dell’Emilia Romagna per sfociare nel mare Adriatico, vicino alle Valli di Comacchio. Anche il Reno ha la sua valle, anzi le sue valli, con caratteristiche geomorfiche molto diverse… sto divagando…

Nell’anno accademico 1993-1994, primo anno di università, abitavo in periferia, in un quartiere in prossimità di Borgo Panigale (del quale non faccio subito il nome, per aumentare la tensione drammatica del racconto) e, per forza di cose, la mia vita sociale dipendeva dall’Azienda di Trasporti Comunale bolognese, l’ATC; qualunque cosa decidessi di fare, ero costretto a prendere un autobus.

Secondo una leggenda metropolitana, l’acronimo che indica la società di trasporti pubblici di Firenze, l’ATAF, in realtà significherebbe “Aspettare Tanto Alla Fermata”… nonostante la collega bolognese sia una tra le più efficienti aziende di trasporti pubblici, il suo acronimo, ATC, potrebbe significare “Aspetti Tanto Comunque”… continuo a divagare…
Era il periodo in cui gli occhiali da vista o le lenti a contatto non erano ancora una necessità, ma un vezzo; potevo qundi permettermi di uscire senza… avrei visto le cose un po’ sfocate, ma non sarebbe stata la fine del mondo. (altro…)

8 commenti - Categories: autoreferenziale, pleasant frapperies

Cinque pezzi facili…

22 aprile 2007 - Author: velenero

Ed mi passa la catena dei 5 incipit dei libri della nostra vita…

Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti.” Questo non dice nulla: è stato forse ieri. Albert Camus, Lo straniero

Oggi, in quest’isola, è accaduto un miracolo. L’estate è cominciata in anticipo. Ho messo il letto vicino alla piscina e ho fatto il bagno fino a tarda ora. Era impossibile dormire. Bastava restare fuori dalla piscina due o tre minuti perché l’acqua che doveva proteggermi dalla spaventosa calma si convertisse in sudore. Adolfo Bioy Casares, L’invenzione di Morel

Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli matellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Ray Bradbury, Fahrenheit 451

Due ore fa il fattorino del Railway Express ha consegnato nel mio appartamento di Palm Beach, ancora imballata, l’Enciclopedia internazionale di belle arti fresca di stampa. Firmata la bolla ho alzato di tre gradi il termostato dell’impianto di condizionamento, poi sono andato in cucina a prendere un martello da carpentiere e ho aperto la cassa. Charles Willeford, Il quadro eretico

Aveva girato male la fortuna, per me oggi, che il destino stabilisse essere Braunau sull’Inn il mio luogo di nascita. Poiché quella piccola città è situata giusto sulla linea di frontiera tra quei due stati la cui riunione sembra, almeno a noi giovane generazione, uno sforzo a cui noi dovremo consacrare le nostre vite e nel perseguimento del quale ogni possibile intenzione dovrà essere impiegata. Germania – Austria devono essere ripristinate alla grande madre – terra tedesca. Adolph Hitler, Mein Kampf

Per il sollievo di Fran, non ho intenzione di coinvolgere altre persone… un po’ perché non saprei chi invitare (lui sa perché), un po’ perché le catene sono fatte per essere spezzate…

11 commenti - Categories: Amichetti bloggers, autoreferenziale, scaffali, varie

Up Patriots to Arms!

19 aprile 2007 - Author: velenero

Dopo il fattaccio del Virginia Tech, com’era prevedibile, si parla di armi.

Sentire la solita solfa degli Stati Uniti che sono un paese malato, che sono rimasti ai tempi del far west, che sono tutti psicopatici e bla bla bla… qualunquismo a quintali, opinioni preconfezionate con cui riempire la pausa pranzo insieme ai colleghi.

A me incuriosisce molto di più sentire il parere di chi, su questo argomento, ha posizioni diametralmente opposte alle mie: Robinik e Libertarian.

Tra i commenti del post di quest’ultimo, c’era il suo, che, dal mio punto di vista, sembrava scritto secondo il buon senso e la ragionevolezza.

E’ sensato e ragionevole tenere i bambini lontani dalle armi giocattolo (che poi, a pensarci bene, “arma giocattolo” è un ossimoro)… però, mentre leggo, mi torna alla mente un episodio della mia infanzia.

Avrò avuto 6 anni, quando un giorno mio padre mi regalò non una pistola, non un fucile, ma un mitra giocattolo: un M16 a grandezza naturale!

M16

Se penso a questa cosa col senno di poi (ovvero da adulto obiettore di coscienza, pacifista, socialisteggiante) mi rendo conto che mio padre faccia la figura del militante di Forza Nuova, il quale comincia ad indottrinare la sua creaturina circa la lotta e la vittoria.

Mio padre è un ex democristiano che si è buttato a sinistra…

Detto ciò, mi chiedo se tenere i bambini lontani dalle armi giocattolo serva davvero a qualcosa; tanto più che io il mio mitra non lo vedevo neppure come un’arma, non ho mai giocato ad uccidere nessuno… ciò che mi attraeva era il rumore… quel tatatatatatà di morandiana memoria.

Update: ho letto questo post a mia madre, che aveva totalmente rimosso la storia del mitra.

Ha commentato dicendo che mio padre è uno squlibrato a fare regali del genere ad un bambino di 6 anni… e che l’unico motivo per cui io non sia poi diventato un estremista di destra o un serial killer è perché, come in tutte le mie cose, ho voluto fare il bastian contrario a tutti i costi. Cuore di mamma!

25 commenti - Categories: civitas, il senno di poi