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I racconti di zio Velenero (7): Suonare Ziloni

10 aprile 2007 - Author: velenero - 9 commenti

raccontiPer un certo periodo della mia vita ho vissuto di fronte ad un collegio femminile…

Quanta nostalgia delle serate passate con i miei coinquilini, al buio, nascosti dietro alle tende, aspettando che una delle ragazze dimenticasse di chiudere la finestra prima di spogliarsi…

Oltre a spiarle, con qualcuna avevamo anche stretto amicizia “a distanza”… si comunicava da balcone a finestra, facendo attenzione a non alzare troppo la voce, ché poi si svegliavano le suore ed erano cazzi amari…

Intere serate a parlare di scemenze, con la speranza di organizzare un’uscita con le collegiali e circuirle con i nostri ormoni; ma loro facevano le preziose…

Un giorno la più spigliata del gruppo ci comunicò che, insieme ad altre ragazze, aveva deciso di lasciare il collegio per andare a vivere in appartamento; quando le chiedemmo se avevano già trovato casa, ci rispose di no… aveva appena messo un annuncio su Bologna Gratis ed era molto fiduciosa… sapeva che era solo questione di giorni… ore… minuti… ed il suo cellulino sarebbe stato tempestato di telefonate di proprietari di appartamenti che non vedevano l’ora di affittare il loro immobile a questo gruppo di ragazze serie e referenziate…

Riflettei un attimo su quest’ultimo concetto e, dentro di me, si accese l’interruttore Pezzo-di-Merda

Andai in soggiorno e cominciai a sfogliare Bologna Gratis in cerca del loro annuncio… quando lo trovai, rimasi a studiarlo per qualche minuto… lasciai passare una mezz’oretta e poi telefonai al numero di cellulare presente nell’annuncio, badando bene a nascondere il numero del telefono fisso da cui stavo chiamando.

Mi risposte la Spigliata, col suo tono di voce squillante… io cominciai a simulare un fortissimo accento bolognese, parlando con un filo di voce tremolante (un pizzico di Parkinson rendeva il tutto più plausibile) e mi presentai come Anselmo Ziloni…

“Abbiam vissuto in questa casa per cinquant’anni… ma ora la Cesira, la mia signora, sta poco bene… così il medico ci ha consigliato di trasferirci in riviera, alla casetta al mare che abbiam a Marina di Ravenna… però la Cesira non vuole che la casa di Bologna rimanga chiusa… e abbiam deciso di affitarla ad un gruppo di brave ragazze… ché coi ragazzi invece non si può mai sapere, son sporchi…”

La Spigliata si stava bevendo tutte le cagate che le servivo… mi chiese dov’era sito l’appartamento e quanto volevo d’affitto…

“Ecco, la casa si trova in Via del Pratello al n° XX e, con la Cesira, pensavamo di chiedere un affitto di XXXXXX lire… – (Non ricordo la cifra precisa, ma per un appartamento in pieno centro era davvero ridicola…) – …che forse è un po’ alto… ma la casa e bella e ben tenuta…”

La Spigliata tratteneva a stento l’entusiasmo… una casa centralissima ad un prezzo del cazzo… cosa si potrebbe volere di più?

Mi chiese se e quando potevano vedere l’appartamento; le dissi che l’indomani poteva andare benissimo e, quando dovetti ripetere l’indirizzo preciso ed il cognome sul campanello, mi assicurai che corrispondessero a quelli di una nota professionista del sesso che riceveva proprio in via del Pratello…

Aspettammo mezz’ora e poi ci affacciammo al balcone con fare innocente… le ragazze avevano quasi organizzato una piccola festicciola nella stanza della Spigliata… quando ci videro dall’altra parte della strada, ci comunicarono la notizia…

“Era un signore molto distinto… dice che l’appartamento è bellissimo… e secondo lui l’affitto è un po’ alto…! Ma ci pensate???”

Per un attimo la Spigliata mi fece quasi pena, ma ormai avevo innsecato la bomba e non potevo fare più nulla…

Quando l’indomani, al posto di un signore molto distinto, ad aprir loro la porta fu un puttanone sfatto, in sottoveste e mal truccata, le ragazze non ci misero molto a capire che dietro tutta questa storia c’eravamo noi…

La Spigliata si affacciò alla finestra e cazziò in malo modo uno dei miei coinquilini… dopo la cazziata, né lei, né le altre ragazze, si affacciarono alle finestre, forse in segno di protesta…

A quel punto, mi scattò l’interruttore Gentiluomo… anche perché tutto questo piano malefico non era gratuito… aveva un fine…

Appendemmo al balcone un grande cartello in cartoncino su cui campeggiava un’unica enorme scritta: PERDONO!

Passarono due giorni, durante i quali, di tanto in tanto, ci affacciavamo per vedere se il nostro cartello avesse sortito un qualche tipo di effeto…

Nulla!

Ma allo scadere dei due giorni, da una finestra del collegio femminile, pendeva un cartello con scritto: IL PERDONO IN CAMBIO DI UN GELATO.

…ormai era fatta! Le collegiali erano cadute nella trappola.

Categories: i racconti di zio velenero

Discussion (9 commenti)

  1. by TFM

    Spero che almeno il gelato -cos’era, un cono?- fosse buono…;)
    Comunque, paco-dai-mille-nick, anselmo ziloni è strepitoso!

  2. by Ed

    E come me la giustifichi la faccenda che conoscevi via e numero di quella puttanona? :D

  3. by Nandina

    Non c’è che dire.
    Bello scherzo
    e bella trappola.

    TFM, che hai commentato sul mio blog (GRAZIE!)… ti risponderei se potessi accedere al mio blog (storia lunga).
    Cmq, sì, mi è piaciuto :-P

  4. by alex

    bravissimo!

  5. by Dblk

    Ti stavo per fare la stessa domanda di Ed! :) Ciao, Dblk

  6. by velenero

    @Ed e Dblk: una domanda del genere me la sarei aspettata da Capemaster, non da voi… :D
    comunque, per la cronaca, avevo desunto la via ed il numero civico di casa della professionista da un annuncio presente sullo stesso giornale in c’era quello delle collegiali… ;)

  7. by toso

    OT
    Emmanuelle Seigner (non mi dire che non la conoscevi)
    ;-)

  8. by Lena

    Mi dispiace di doverti scrivere qui, di dover diventare mio malgrado un personaggio del tuo blog, ma è l’unico modo che ho di provare a comunicare con te, visto che rifiuti le mie telefonate e cestini le mie mail.

    Mi dispiace di averti annoiato, mi dispiace di essere una persona grigia, mi dispiace di non essere stata all’altezza delle tue assurde aspettative: sono un essere umano, con i miei limiti e le mie debolezze.

    Se tu imparassi ad essere più indulgente con te stesso, saresti anche meno rigido nel giudicare gli altri e, all’improvviso, il mondo ti sembrerebbe meno noioso e grigio.

    Cancella pure questo commento; se lo farai, avrò la certezza che l’hai letto.

  9. è vero, volevo chiederlo infatti.

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